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SETTEMBRE. RICOMINCIAMO… DALL’USO DELLA MATITA.

Settembre è il mese delle ripartenze.

Si torna al lavoro, si riempiono le agende, partono nuovi progetti e arrivano mail, notifiche, riunioni, Teams, WhatsApp, file Excel…

In pochi giorni ci ritroviamo con mille cose da fare e altrettante idee da mettere in ordine.

Posso darti un consiglio molto semplice, che ho riscoperto e trovo estremamente utile?

Se hai un progetto importante da fare, prova a prendere un foglio di carta, una matita e comincia a scrivere le tue idee.

Non sul computer.
Non sul tablet.
Non nelle note dello smartphone.

Proprio con carta e matita.

Potrebbe sembrare quasi un passo indietro. E non si tratta, ovviamente, di scoraggiare l’uso delle tecnologie: dal punto di vista del nostro cervello, però, potrebbe rivelarsi un interessante passo avanti.

🧠 PERCHÉ?

Scrivere a mano non significa semplicemente trasferire parole su un supporto.

Il gesto grafico richiede l’integrazione di movimento fine, percezione visiva, controllo dello spazio, coordinazione occhio-mano, attenzione e processi cognitivi.

Alcuni studi neuroscientifici mostrano infatti pattern di connettività cerebrale più estesi durante la scrittura manuale rispetto alla digitazione.

Nel 2024, Van der Weel e Van der Meer, della Norwegian University of Science and Technology, hanno registrato l’attività cerebrale di 36 giovani adulti utilizzando un EEG ad alta densità con 256 sensori.

Ai partecipanti veniva chiesto di scrivere a mano parole presentate sullo schermo, utilizzando una penna digitale, oppure di digitarle su una tastiera.

Il risultato è interessante: durante la scrittura a mano sono emersi pattern di connettività cerebrale più estesi rispetto alla digitazione, in particolare attraverso oscillazioni nelle bande theta e alpha e connessioni tra regioni centrali e parietali.

Non significa semplicemente che “si accende più cervello”.

Significa che il gesto della scrittura sembra coinvolgere una coordinazione più complessa tra diverse reti cerebrali, grazie all’integrazione continua di movimento, informazioni visive e stimoli sensoriali. Gli autori collegano questi pattern a processi rilevanti per l’apprendimento e la memoria.

E non è l’unico dato interessante.

Già nel 2012, Karin James e Laura Engelhardt, utilizzando la risonanza magnetica funzionale (fMRI) su bambini di circa 5 anni che non avevano ancora imparato a leggere, avevano confrontato tre modalità: scrivere liberamente le lettere, tracciarle oppure digitarle su una tastiera.

Dopo l’esperienza, ai bambini venivano mostrate nuovamente le lettere mentre veniva misurata la risposta BOLD tramite fMRI.

Il risultato?

Il circuito cerebrale normalmente associato al riconoscimento delle lettere e alla lettura veniva reclutato maggiormente dopo aver prodotto le lettere a mano, un effetto che non emergeva allo stesso modo dopo la semplice digitazione o il ricalco.

Quindi forse carta e matita non sono soltanto strumenti “analogici”.

Sono anche un modo diverso di costruire fisicamente il pensiero attraverso il gesto.

Ma c’è un altro aspetto che trovo ancora più interessante.

Scrivere a mano è più lento.

E proprio questa apparente inefficienza può diventare un vantaggio.

Quando digitiamo velocemente, possiamo quasi trascrivere ciò che ascoltiamo o pensiamo.

Quando scriviamo a mano, invece, siamo spesso costretti a scegliere, sintetizzare, organizzare e rielaborare.

In altre parole:

La tastiera ci permette di scrivere più velocemente.
La matita ci invita a pensare più profondamente.

Perché rallentare il gesto non significa necessariamente rallentare il pensiero.

Può significare, al contrario, dargli più spazio: selezionare ciò che conta, collegare le idee, riorganizzarle e trasformarle prima di metterle sulla carta.

Forse è proprio questo il paradosso interessante:

quando rallenta la mano, il pensiero ha più tempo per organizzarsi.

Ed è proprio lì che può accadere qualcosa di interessante.

Un’idea viene cancellata.
Una parola viene riscritta.
Una freccia collega due concetti.
Nasce uno schema.
Un pensiero ne richiama un altro.

Il foglio diventa una sorta di mappa esterna del nostro processo mentale.

E forse, nell’epoca dell’intelligenza artificiale, degli smartphone e della velocità digitale, non dobbiamo scegliere tra tecnologia e carta.

Dobbiamo imparare a capire quale strumento utilizzare e in quale momento.

Io continuerò certamente a usare computer, smartphone e AI.

Ma per alcune attività importanti — progettare, ragionare, studiare, costruire un’idea — sto riscoprendo qualcosa che avevamo quasi dimenticato:

✏️ una matita e un foglio bianco.

Provate a scegliere un progetto importante da realizzare nelle prossime settimane.

Spegnete lo schermo per dieci minuti.

Prendete un foglio.

E scrivete.

Magari scoprirete che, qualche volta, per pensare meglio bisogna semplicemente rallentare la mano.

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