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NEUROSAFETY: COME LE NEUROSCIENZE STANNO CAMBIANDO IL MODO DI FARE SICUREZZA

NEUROSAFETY: COME LE NEUROSCIENZE STANNO CAMBIANDO IL MODO DI FARE SICUREZZA

Dalla Commissione Europea al Piano Nazionale di Prevenzione, dall’INAIL alle Agenzie di formazione, si comincia a parlare di programmi “evidence based”, basati sulle neuroscienze, la consapevolezza e la mindfulness.

Sappiamo come la sicurezza sul lavoro rivesta sempre più importanza nelle aziende, oltre ad essere un obbligo di legge.
I programmi di formazione spesso però si limitano a parlare di articoli di legge, ‘obblighi’, ‘divieti’ e ‘responsabilità’ senza entrare davvero nel cuore dell’argomento: il lavoratore, e soprattutto il funzionamento della sua mente soprattutto in momenti di rischio elevato.

Se un formatore dice a una classe di lavoratori, a prescindere dal livello e mansione: ‘bisogna lavorare sulla cultura della sicurezza’, ‘dobbiamo impegnarci tutti’, ‘bisogna fare attenzione’, ‘ne va della tua vita’, é un pò come se un genitore dicesse ad un bambino che vuole diventare bravo in uno sport: ‘devi impegnarti’, ‘devi rispettare le regole del gioco’, ‘bisogna far squadra’, ‘impegnati di piu!’: il valore del contenuto per farlo migliorare sarà prossimo allo zero.

Perchè le regole che si imparano a scuola, tutta quella teoria, ha sicuramente un valore ma finisce in una parte del cervello che possiamo chiamare Neocortex, o Corteccia Cerebrale, mentre la gestione delle emozioni, ha “un peso decisionale” di 8 a 2, e infine gli istinti, come la paura viene gestita dal sistema antico del cervello, la Paleocortex, che è poi la ‘centralina di comando’ per gestire i momenti di emergenza ed imprevisti.

E per saper gestire un’emozione o un istinto, soprattutto in un momento delicato della giornata lavorativa, bisogna passare dal cognitivo all’esperienziale, in particolare:
1. Conoscere i meccanismi di base, 2. farne esperienza e 3. ripeterli nel tempo con tecniche specifiche

La mente è la sede delle “funzioni superiori” e trova il suo substrato nel sistema nervoso centrale. Le affezioni della mente si riflettono sul nostro organismo e sono qualcosa di profondamente tangibile. La chiave per cambiare in senso profondo un lavoratore, un essere umano, è aiutarlo a lavorare sulla sua consapevolezza, conoscendo i meccanismi della disattenzione, della fretta, gli errori mentali che compie, i suoi pregiudizi, e soprattutto dare un’alfabetizzazione sulle sue emozioni ed i suoi istinti.

E proprio per questo che nel ‘Quadro Strategico europeo 2014-2020’ si è stabilita la necessità di considerare nuove soluzioni di tipo multidisciplinare, sulla base di evidenze scientifiche e statistiche, al fine di tutelare la salute di 217 milioni di lavoratori europei» ed il Piano Nazionale Prevenzione 2020-2025 si legge la specifica richiesta alla Linea 3: strumenti per incentivare, orientare e monitorare le azioni di welfare aziendale più strettamente connesse alla salute globale del lavoratore» … «basare l’azione quanto più possibile su prove di efficacia e sulla misura dei risultati (valutazione di processo e di esito), avvalendosi dell’Evidence-Based-Prevention (EBP)».

Inoltre, anche in considerazione del numero di infortuni sul lavoro che non accenna ad abbassarsi, enti quali l’INAIL cominciano a parlare di Neuroscienze ed hanno cominciato ad avviare progetti in cui non si considerano solo la sicurezza come obbligo normativo ma anche il fattore ‘neurobiologico’. Ed è finalmente un piacere vedere alcune coraggiose agenzie di formazione che  cominciano a divulgare i contenuti di Mindfulsafety inserendoli in nuovi programmi di formazione basati sulle neuroscienze e la neurobiologia.

La nostra startup è nata da ricerche universitarie, con professionisti di riferimento nazionale. Ed i programmi di formazione Mindfulsafety sono stati i primi in Italia a proporre formazioni basati sulle neuroscienze e su modelli mindfulness based (consapevolezza profonda) … siamo davvero felici che Mindfulsafety è stata da ispirazione e che si comincia a divulgare il nostro lavoro.

Un po come sosteneva Madre Teresa di Calcutta “quello che facciamo è solo una goccia nell’oceano, ma l’oceano senza quella goccia sarebbe più piccolo.”

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