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FORMAZIONE AZIENDALE, PREVENZIONE INFORTUNI E DEFICIT COGNITIVI

Un lavoratore adulto è stato pochi anni prima un bambino. Sembra un fatto scontato quanto banale, ma spesso è un fattore non tenuto in considerazione o sottovalutato. In particolare è sottovalutata la modalità in cui si è sviluppato quel cervello, posto che è di fondamentale importanza per la sua crescita e il suo futuro. Durante i primi anni di vita, il cervello di un bambino si sviluppa a un ritmo incredibile, creando nuove connessioni neuronali e sviluppando le funzioni cognitive fondamentali come l’attenzione, la memoria, il linguaggio e il ragionamento.

Uno sviluppo adeguato del cervello nei primi anni di vita può avere un impatto duraturo sulla vita del bambino, influenzando il suo successo scolastico, la sua salute mentale e fisica, la sua capacità di relazionarsi con gli altri e la sua capacità di adattarsi alle sfide della vita adulta. Tuttavia, alcuni fattori possono influenzare negativamente lo sviluppo del cervello, come l’esposizione a traumi, maltrattamenti, carenze nutrizionali, disturbi dell’attenzione e iperattività durante l’infanzia, esperienze ACE (Adverse Childhood Experiences) quali una serie di eventi stressanti che possono verificarsi durante l’infanzia e l’adolescenza. Queste esperienze possono includere abuso fisico, emotivo, sessuale, neglette, separazione o divorzio dei genitori, esposizione alla violenza domestica, dipendenza da sostanze chimiche in famiglia, familiarità con malattie mentali in famiglia e altro ancora.

Il cervello ha una notevole capacità di adattamento e di plasticità, il che significa che può modificarsi e adattarsi in base alle esperienze e alle informazioni che riceve. Tuttavia, alcune difficoltà possono compromettere lo sviluppo del cervello se non vengono diagnosticate e trattate per tempo.

Ad esempio, se un bambino ha difficoltà di apprendimento, come la dislessia, e non viene diagnosticato e trattato per tempo, potrebbe incontrare difficoltà nella lettura e nella scrittura, che potrebbero avere un impatto sulla sua istruzione e sulla sua capacità di apprendere in futuro. Inoltre, se un bambino cresce in un ambiente privo di stimoli o in un ambiente stressante, ciò potrebbe influire sulla sua capacità di apprendimento e di adattamento sociale.

La mente umana tende a suddividere le informazioni in categorie o compartimenti stagni per semplificarne l’elaborazione. Questo può essere utile per affrontare situazioni complesse e frammentare le informazioni in parti più gestibili. Tuttavia, questo approccio potrebbe avere degli svantaggi nel settore della sicurezza sul lavoro, in quanto potrebbe portare ad una comprensione parziale o superficiale della normativa e delle procedure di sicurezza.

Per affrontare questo problema, è importante considerare come la normativa e le informazioni sulla sicurezza sul lavoro vengono veicolate ai lavoratori. Ciò potrebbe includere l’utilizzo di materiali didattici visivi, la semplificazione del linguaggio e la personalizzazione della formazione in base alle esigenze individuali dei lavoratori, anche tenendo conto dei loro eventuali deficit cognitivi e bias cognitivi.

Per provare a chiarire in modo semplice, i deficit cognitivi si riferiscono a una riduzione delle funzioni cognitive, ovvero alle difficoltà che una persona può avere nel portare avanti determinati compiti mentali, come la memoria, l’attenzione, la percezione e il ragionamento logico. Queste difficoltà possono essere causate da diverse condizioni, come ad esempio malattie neurodegenerative, traumi cranici, abuso di sostanze, problemi di salute mentale o semplicemente dall’invecchiamento naturale.

I bias cognitivi, invece, sono dei modelli di pensiero distorti che possono influenzare la nostra percezione, la nostra interpretazione e la nostra valutazione di informazioni e situazioni. Questi modelli di pensiero possono essere causati da fattori esterni, come la cultura, la politica o i media, oppure da fattori interni, come l’emozione, l’esperienza personale o la dissonanza cognitiva.

L’analfabetismo funzionale si riferisce alla mancanza di competenze di lettura, scrittura e calcolo matematico che impediscono a una persona di affrontare e risolvere le sfide della vita quotidiana. In altre parole, una persona analfabeta funzionale potrebbe essere in grado di leggere le parole su una pagina, ma non comprenderne il significato o applicare le informazioni in situazioni reali.

L’analfabetismo di ritorno, d’altra parte, si riferisce alla situazione in cui una persona ha imparato a leggere e scrivere in passato, ma ha perso queste abilità a causa di un periodo di inattività o di scarsa pratica. Questo può accadere, ad esempio, a persone anziane che non hanno più frequentato la scuola per molti anni o a immigrati che non hanno avuto la possibilità di utilizzare le loro abilità linguistiche nella lingua di destinazione.

La diagnosi di un disturbo dell’apprendimento viene solitamente effettuata da un professionista qualificato, come uno psicologo o un neuropsicologo, attraverso una valutazione clinica che include test standardizzati e osservazioni cliniche. Inoltre, i maestri e i professori possono fornire informazioni preziose sull’apprendimento del bambino e sulle sue difficoltà nella classe.

Tuttavia, è importante notare che la diagnosi di disturbi dell’apprendimento non era altrettanto diffusa negli anni ’60 e ’80 come lo è oggi. Inoltre, alcuni disturbi dell’apprendimento possono essere molto subdoli e difficili da riconoscere, quindi anche se una persona potrebbe aver avuto difficoltà nell’apprendimento, non necessariamente significa che aveva un disturbo dell’apprendimento diagnosticabile. Il risultato è che oggi molti lavoratori adulti hanno deficit cognitivi non diagnosticati. E questo incide profondamente sulla filiera della sicurezza sul lavoro.

Per esempio il DSA o disturbo specifico dell’apprendimento, non è legato a problemi di intelligenza, ma rappresenta una difficoltà specifica nell’elaborazione dei codici simbolici. Si stima che circa il 5-10% della popolazione italiana presenti questo disturbo, che può essere diagnosticato dai 6 anni in su, ma spesso viene identificato in età scolare.

Ci sono evidenze che suggeriscono una correlazione tra gli infortuni sul lavoro e l’incapacità a gestire tutti gli input che attraversano la nostra mente e che portano alla stanchezza mentale dei lavoratori. La stanchezza mentale può essere causata da vari fattori, come la mancanza di sonno, il sovraccarico di lavoro, lo stress e la mancanza di supporto sociale. Questa può pertanto avere un impatto negativo sulla concentrazione, sulla coordinazione e sulla capacità di prendere decisioni rapide, aumentando così il rischio di infortuni sul lavoro.

Uno studio condotto da Richardson e colleghi (2017) ha esaminato la relazione tra la stanchezza mentale e gli infortuni sul lavoro in un campione di lavoratori nel settore dell’edilizia. I risultati hanno mostrato che i lavoratori con livelli più elevati di stanchezza mentale avevano maggiori probabilità di riportare infortuni sul lavoro rispetto a quelli con livelli più bassi di stanchezza mentale.

Inoltre, uno studio di Bianchi et al. (2018) ha evidenziato che i lavoratori con livelli più elevati di stanchezza mentale erano più propensi a riportare infortuni che richiedevano assenze dal lavoro di più di sette giorni.

Rispetto a questi ‘nuovi’ rischi associati alla mancanza di attenzione e alla stanchezza mentale dei lavoratori è fondamentale disseminare questi contenuti nella formazione sulla sicurezza.

Tuttavia, come discusso in precedenza, i lavoratori con difficoltà cognitive o di alfabetizzazione possono avere maggiori difficoltà a comprendere le procedure di sicurezza e le normative, aumentando il rischio di incidenti. Inoltre, le difficoltà di apprendimento possono causare una maggiore fatica mentale per i lavoratori, che potrebbero sentirsi sopraffatti dal carico di lavoro e dalla formazione sulla sicurezza, aumentando ulteriormente il rischio di stanchezza e di distrazione.

Per mitigare questi rischi, la formazione sulla sicurezza dovrebbe prendere in considerazione le esigenze individuali dei lavoratori, compresi quelli con difficoltà cognitive o di alfabetizzazione. Questo può significare adattare il contenuto del corso e le strategie didattiche utilizzate, fornire supporto personalizzato e coinvolgere i lavoratori stessi nella formazione.

Purtroppo i disturbi dell’apprendimento e l’analfabetismo funzionale vengono raramente individuati e considerati nella realizzazione della formazione per la sicurezza, e questa è una grave mancanza che può comportare seri rischi per la salute e la sicurezza in azienda.

Mi è capitato di fare indagini su infortuni in cui avevo intuito di lavoratori che soffrivano di disturbi dell’attenzione, o dell’apprendimento o di analfabetismo funzionale e che potevano aver avuto difficoltà a comprendere le istruzioni, le norme di sicurezza o le procedure operative standard, il che aveva contribuito in qualche modo all’evento infortunistico.

Sto cercando di trasferire questi concetti che ritengo siano fondamentali da disseminare e che i formatori per la sicurezza siano sensibili a queste problematiche, cercando di adattare la loro comunicazione e il loro stile di insegnamento per renderli accessibili a tutti i lavoratori, compresi quelli con difficoltà di apprendimento o di alfabetizzazione.

Per fare ciò, potrebbero essere utili alcune strategie didattiche specifiche, come l’utilizzo di immagini, video e altri strumenti multimediali per visualizzare le procedure e le norme di sicurezza, l’organizzazione di esercizi di simulazione pratici e la suddivisione delle istruzioni in passi brevi e chiari. Inoltre, potrebbe essere utile coinvolgere i lavoratori stessi, incoraggiandoli a porre domande e a condividere le loro esperienze, in modo da individuare eventuali lacune nella loro comprensione e colmare le eventuali difficoltà.

E’ importante che i formatori per la sicurezza siano sensibili alle difficoltà di apprendimento e di alfabetizzazione dei lavoratori e utilizzino strategie didattiche specifiche per rendere le informazioni accessibili a tutti. Tramite ad esempio l’organizzazione di simulazioni pratiche potrebbe essere un modo efficace per far sì che i lavoratori acquisiscano familiarità con le procedure di sicurezza e sviluppino le competenze necessarie per eseguirle correttamente. Coinvolgere i lavoratori stessi nella formazione può anche essere un modo efficace per individuare eventuali lacune nella comprensione e fornire feedback immediato.

Infine, è importante che i formatori per la sicurezza adottino un approccio sensibile e non giudicante per lavoratori che hanno difficoltà di apprendimento o di alfabetizzazione. Ciò può includere la possibilità di fornire informazioni in forma scritta o orale, fornendo supporto aggiuntivo, come la possibilità di chiedere aiuto o il supporto di un tutor, e adottando un tono di voce e un linguaggio chiari e semplici.