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TRAUMI, PTSD E INFORTUNI SUL LAVORO

TRAUMI, PTSD E INFORTUNI SUL LAVORO

Ho subito un ‘trauma’ sul lavoro e non lo sapevo!
Ed ora vi spiego meglio:
comincerei spiegando cosa sia il PTSD, il cui acronimo è Post-Traumatic Stress Disorder o Disturbo da Stress Post Traumatico, e rappresenta il disturbo e la possibile risposta di un soggetto a un evento critico e traumatico come terremoti, incendi, nubifragi, incidenti stradali, attentati, azioni belliche, abusi sessuali, atti di violenza subiti o di cui si è stati testimoni. C’è poi lo Stress Traumatico Secondario (STS) che è una condizione che colpisce le persone che lavorano o sono a contatto con individui che hanno subito un evento traumatico.

Le prime ricerche sul PTSD risalgono alla metà del XX secolo, in particolare al periodo successivo alla Seconda Guerra Mondiale. In quegli anni, gli psichiatri e i medici militari osservarono che molti veterani presentavano sintomi quali flashback, iperattivazione, ansia e depressione in seguito all’esposizione a eventi traumatici in guerra.

Tuttavia, la diagnosi di PTSD non è stata formalmente riconosciuta fino alla pubblicazione della terza edizione del Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali (DSM-III) nel 1980. Il DSM-III è stata la prima classificazione nosografica internazionale di ambito psichiatrico a definire e descrivere il PTSD come un disturbo a sé stante, con sintomi specifici che devono durare almeno un mese dopo l’esposizione a un evento traumatico. Da allora, il PTSD è diventato un campo di ricerca sempre più importante in ambito psicologico e psichiatrico, con molte ricerche che si concentrano sulla comprensione dei meccanismi biologici e psicologici alla base del disturbo e sullo sviluppo di trattamenti efficaci.

La seconda condizione da conoscere è lo Stress Traumatico Secondario (STS), che colpisce le persone che lavorano o sono a contatto con individui che hanno subito un evento traumatico. Queste persone possono essere professionisti sanitari, psicologi, assistenti sociali, medici, infermieri, operatori di soccorso, oltre al personale di vigilanza e molti altri.

Lo STS è spesso causato dalla forte empatia e coinvolgimento emotivo che queste persone sviluppano nei confronti delle vittime di un evento traumatico. Inoltre, la continua esposizione a storie di sofferenza e tragedie può portare a un accumulo di stress emotivo, che può causare una serie di sintomi.

I sintomi dello STS sono simili a quelli del disturbo da stress post-traumatico (PTSD) e includono pensieri intrusivi, evitamento di stimoli che ricordano l’evento traumatico, iperattivazione e sensazione di allerta costante. Tuttavia, a differenza del PTSD, le persone affette da STS non hanno subito direttamente l’evento traumatico, ma ne sono state esposte attraverso il lavoro o attraverso un’altra persona.

Quindi anche essere testimoni di infortuni sul lavoro, soprattutto se molto gravi, può rappresentare un evento traumatico che può portare allo sviluppo di PTSD e STS. Tuttavia, questi casi post infortunio sul lavoro non stati studiati in modo approfondito. Ciò può essere dovuto al fatto che la maggior parte degli ispettori, tecnici della prevenzione o ingegneri che effettuano indagini infortuni, non sono esperti in ambito psicologico o psichiatrico.

Alcune ricerche però hanno evidenziato che il PTSD e STS possono essere un problema significativo non solo per i lavoratori che subiscono un infortunio sul lavoro, ma anche per quei lavori ad alto rischio che vedono ‘infortuni mortali’ o incidenti stradali come il personale di Polizia, i Vigili del Fuoco, le Forze Armate o i tecnici della prevenzione con nomina di Ufficiali di Polizia Giudiziaria, meglio conosciuti come Ispettori ASL o del Ministero del Lavoro.

Ho iniziato a lavorare nell’anno 2000 al Dipartimento di Prevenzione di Torino, e sono stato uno dei tanti colleghi entrati in realtà estremamente complesse, come ad esempio quella dello stabilimento della Thyssenkrupp di cui tutti conosciamo gli esiti: attrezzature, macchinari, linee di produzione così complesse che capirne e identificare tutti i possibili rischi, effettuando prescrizioni di adeguamento (per quanto siano state fatte), che pensare di aver fatto un lavoro completo era praticamente una chimera, che oggi posso solo dire col “senno di poi”. Anche se avevo quasi 10 anni di esperienza alle spalle nel settore della sicurezza ed una laurea in tecniche della Prevenzione, io e molti colleghi del concorso del 2000, venivamo considerati ‘giovani ispettori’, di quelli che su grandi realtà aziendali, dovevano limitarsi a guardare e prendere solo appunti.

Quasi tutti ricordiamo ciò che è successo in Thyssenkrupp il 6 dicembre del 2007, e come questa tragedia abbia contribuito alla pubblicazione del D.lgs. 81/2008. Personalmente, questo episodio, insieme ad altri casi di infortuni mortali, mi avevano scosso e messo in discussione il mio stesso ruolo di Ufficiale di Polizia Giudiziaria, credevo a ciò che facevo.

Pensavo ‘ingenuamente’ che gli infortuni si potessero ridurre con sanzioni, vigilanza e controllo, perché così ci avevano insegnato, così si leggeva sugli organi di stampa, con quei facili slogan che i vari Ministri si avvicendavano a raccontare: “una tragedia che si poteva evitare, …servono più ispettori e più sanzioni”. E nel frattempo, noi continuavamo a fare il nostro lavoro credendoci, ma con uno stato di frustrazione che avanzava mese dopo mese, anno dopo anno.

Nessuno ti spiega che le indagini su infortuni mortali incidono profondamente sul tuo sistema nervoso. Vedere un cadavere in un cantiere, una fabbrica, o in qualsiasi altro luogo di lavoro, effettuare i rilievi fotografici, prendere le misure, capire le dinamiche, escutere a ‘sommarie informazioni testimoniali’. E’ importante comprendere che non esistono solo le figure della sicurezza quali Datori di Lavoro, RSPP, CSE, preposti e colleghi, ma anche e soprattutto ‘persone’: quando senti i colleghi dell’infortunato che erano anche amici o parenti della vittima, devi cercare di distinguere tra ciò che può essere utile per l’indagine e cosa no. Quando senti la sofferenza dei parenti, intervistare moglie e figli, devi cercare di rimanerne fuori,  essere ‘oggettivo ed imparziale’.

Ma non siamo dei robot, tutta questa sofferenza devi saperla elaborare, altrimenti te la porti a casa e rischi di non gestire più questo stress. E purtroppo nessuno ti dà una formazione adeguata per capire come gestire queste emozioni: questo è il vero problema!

Sono arrivato ad ammalarmi, a non capire i miei malesseri continui, fino a ‘marcare visita’ dal medico competente, a sentire lo psicologo aziendale ed infine a una visita psichiatrica. Solo lei, una bravissima psichiatra diagnosticò il problema:

“Marco, stai vivendo un episodio di Disturbo Post Traumatico per il tuo lavoro”.

Ho scoperto solo allora cosa fosse il PTSD! Neanche il medico competente sapeva di cosa si trattasse se non in modo sommario dicendo “è solo un po di stress”.

Dopo quel periodo ed una terapia di mesi mi sono convinto a riprendere gli studi affrontando l’argomento, conseguendo una laurea magistrale ed un master in mindfulness clinica e neuroscienze applicate che mi hanno consentito di esplorare la mia profonda ignoranza sulla materia.

Ho così scoperto che gli stessi lavoratori rimasti coinvolti in infortuni gravi, o i testimoni di infortuni mortali possono sviluppare PTSD o STS, scoprendo anche casi tra personale di polizia e membri delle forze dell’ordine, che assistono a continui eventi traumatici, atti di violenza e situazioni potenzialmente traumatiche.

Nello specifico ci sono studi che hanno dimostrato come i membri delle forze dell’ordine hanno un rischio maggiore di sviluppare questi sintomi rispetto alla popolazione generale a causa delle loro esperienze di lavoro. Questi sintomi possono includere flashbacks, evitamento di situazioni che ricordano l’evento traumatico, iperattivazione e cambiamenti negativi nel pensiero e nell’umore.

In effetti, molte organizzazioni non hanno politiche o procedure in atto per gestire la salute mentale dei lavoratori che hanno subito un trauma sul lavoro. Ciò può portare a una mancanza di supporto emotivo e di coping per i lavoratori, che possono sentirsi abbandonati dalla propria organizzazione e da colleghi che potrebbero non comprendere completamente le loro difficoltà.

Ho cominciato a parlare di quello che stavo vivendo, cercando di divulgare nel mio piccolo la delicatezza della nostra professione, ed il rischio di incorrere a sviluppare PTSD e STS dopo un infortunio sul lavoro.

Dal mio punto di vista nonostante la ricerca sia ancora in fase di sviluppo, è importante che i datori di lavoro e i professionisti della sicurezza sul lavoro siano consapevoli di questi rischi associati agli infortuni sul lavoro e lavorino per prevenire e gestire gli stessi. Inoltre, è importante fornire supporto e assistenza psicologica ai lavoratori che subiscono un infortunio sul lavoro per prevenire lo sviluppo di PTSD/STS e altri disturbi psicologici.

Nello specifico ritengo importante che le persone che hanno subito o assistito ad un infortunio sul lavoro ricevano il supporto psicologico adeguato per elaborare l’evento traumatico e prevenirne lo sviluppo. Gli psicoterapeuti e i medici psichiatri possono offrire un supporto prezioso in questo senso, attraverso la valutazione dello stato mentale dell’individuo e la somministrazione di terapie specifiche, come la terapia cognitivo-comportamentale, la terapia EMDR, la terapia psicodinamica o la mindfulness.

Inoltre, è importante affrontare il tema della prevenzione infortuni in modo interdisciplinare, contribuendo a prevenire questi disturbi. Ciò può essere fatto non solo attraverso l’adozione di misure di sicurezza sul posto di lavoro, ma anche attraverso  la formazione dei lavoratori sui rischi psicosociali, l’individuazione precoce e la gestione del trauma psicologico dopo un infortunio sul lavoro.

Per fare questo percorso ho dovuto mettere completamente in discussione il mio lavoro da tecnico e tornare all’università: questo percorso è stato incoraggiato dapprima da docenti in materia di psicologia, neuroscienze e consapevolezza profonda o mindfulness, e posso dire come questo percorso accademico e professionale abbia contribuito a sviluppare alcune soft skills che dovrebbero essere patrimonio di tutti i tecnici. Ho scelto la strada della ricerca, ho consegnato la tessera da Ufficiale di Polizia e ho deciso di impiegare il mio tempo come esperto della prevenzione per comprendere e approfondire queste dinamiche, integrando questi temi alla prevenzione infortuni.

Sarebbe sicuramente necessario che le organizzazioni prevedano la formazione del personale su come riconoscere i segni di un trauma psicologico, fornire supporto emotivo ai lavoratori e creare un ambiente di lavoro sicuro e rispettoso per tutti i dipendenti. Inoltre, sarebbe importante offrire ai lavoratori che hanno subito un trauma accesso a servizi di salute mentale, come terapie, consulenze e supporto psicologico. Per questi motivi le ricerche di Mindfulsafety, cercano di divulgare la prevenzione primaria, fornendo assistenza e supporto a tutti i lavoratori che hanno subito o assistito ad un infortunio sul lavoro e che necessitano di cure e di un adeguato supporto psicologico.

Se ritieni di vivere un Disturbo da Stress Post Traumatico o di Stress Traumatico Secondario, rivolgiti solo a dei professionisti qualificati in ambito psicologico e psichiatrico e della prevenzione infortuni.